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Archivio per la categoria ‘linux’

Software Libero alla scuola “Pupilli” di Grottazzolina.

21 marzo 2016

A cura di Marco Alici

Gli ingredienti sono semplici: una scuola con un’aula computer quasi inutilizzabile; docenti consapevoli delle opportunità didattiche derivanti dall’utilizzo delle nuove tecnologie digitali e pronti a mettersi in gioco; un LUG (Gruppo di Utenti Linux) attivo e disponibile a dare una mano. Il risultato è un’aula informatica finalmente fruibile, di facile manutenzione e di facile utilizzo per insegnanti e ragazzi. A costo zero.

La scuola è la secondaria “Mario Pupilli” di Grottazzolina. Nella sua aula computer convivono alcuni portatili acquistati di recente insieme a computer da scrivania vecchi anche di dieci anni, alcuni dei quali mal funzionanti, dotati di versioni diverse (in alcuni casi obsolete) sia del sistema operativo Microsoft Windows che dei programmi di produttività individuale (la suite Microsoft Office, per intenderci), alcuni dei quali in condizioni di licenza difficili da verificare. Una situazione troppo eterogenea, poco funzionale ed eticamente poco sostenibile per una scuola: praticamente inutilizzabile. Un peccato, perché il corpo docente è invece convinto dell’utilità delle tecnologie digitali nella didattica, della necessità di rispettare le leggi sull’utilizzo del software e della difficoltà di reperire risorse per migliorare la situazione.

In questo caso sono risultate fondamentali le intuizioni di un insegnante, il professor Federico Tordelli. Prima intuizione: considerare il mondo del software libero, che può essere scaricato ed installato liberamente su qualsiasi computer, come opzione. L’idea è di eliminare le diverse versioni di Windows ed installare un sistema operativo Linux su tutti i computer, per avere un parco macchine omogeneo, performante e virtualmente immune da virus, e di poter usare un’unica versione dell’ottima suite LibreOffice, che insegnanti e studenti possono eventualmente installare anche sui propri computer, indipendentemente dal sistema operativo, insieme a decine di altri ottimi programmi open source utili per la didattica. Seconda intuizione: chiedere aiuto all’associazione FermoLUG, che riunisce gli utenti di Linux del fermano, svolge da anni attività di volontariato nell’ambito della promozione del software libero ed ha già lavorato su progetti analoghi in altre scuole della zona.

FASE 1

SONY DSCDopo un sopralluogo iniziale, per capire la situazione e pianificare l’intervento, Tordelli e alcuni soci del LUG si sono messi subito al lavoro. Le macchine vecchie o rotte sono state eliminate, recuperando hardware (soprattutto schede di memoria RAM) da utilizzare per aumentare le prestazioni delle altre. Attingendo alle risorse del progetto “Trashware”, con il quale il FermoLUG recupera macchine dismesse da aziende e enti pubblici e le dona a chi ne fa richiesta dopo averci installato Linux, un paio di computer rotti sono stati sostituiti con altri simili. Quindi si è proceduto ad installare Linux, precisamente la distribuzione Xubuntu, con alcune personalizzazioni che ne migliorano la facilità di utilizzo e l’estetica, su tutti i computer dell’aula e anche su quello della lavagna interattiva multimediale (LIM). Xubuntu ha il vantaggio di essere abbastanza completa per un esperienza utente facile e soddisfacente, e nello stesso tempo sufficientemente leggera da poter girare anche su computer con risorse hardware limitate: un ottimo compromesso, dunque, per il parco macchine della scuola “Pupilli”.

Sul computer del docente si è installato l’ottimo Epoptes, programma libero che permette all’insegnante di controllare i computer degli studenti dalla propria postazione e di interagire con essi in maniera semplice e intuitiva.

Nel giro di qualche serata – tutto si è svolto, necessariamente, fuori dall’orario scolastico e dall’orario di lavoro delle persone impegnate nell’operazione – si è riusciti a rimettere in piedi la struttura, che oggi conta una dozzina di computer identici dal punto di vista della dotazione software, connessi in rete, facili da usare, ricchi di programmi di ottimo livello, sicuri sia per quanto riguarda i virus (per sua natura un sistema Linux è molto sicuro e robusto), sia per quanto riguarda la navigazione sul web: infatti con l’occasione si è pensato di dotare la rete di un sistema di controllo – anch’esso libero – che impedisce l’accesso a siti web pericolosi o non adatti alla fascia di età degli utenti. Non sfugga il fatto che, trattandosi di software libero, anche i ragazzi e i docenti potrebbero installare – legalmente e senza costi di licenza – lo stesso sistema operativo sui propri computer, o al limite molti dei programmi presenti (ad esempio LibreOffice), che sono multi-piattaforma e quindi installabili anche su altri sistemi operativi, ed avere quindi a casa un ambiente di lavoro identico a quello che trovano a scuola.

FASE 2

SONY DSCNaturalmente gli strumenti da soli non bastano: occorre formare le persone che quegli strumenti devono usare. Per questo, una volta rimessa in funzione, l’aula ha ospitato due pomeriggi di formazione, nei quali il FermoLUG ha raccontato agli insegnanti la storia di Linux e del software libero, i principi su cui si fonda e le ragioni per cui la Pubblica Amministrazione in generale e la scuola in particolare dovrebbero preferirlo a quello proprietario; quindi sono state mostrate le funzionalità di Linux e dei programmi installati, con i quali gli insegnanti hanno avuto il tempo di familiarizzare. Alcuni insegnanti hanno portato il proprio computer portatile, su cui è stato installato lo stesso sistema operativo.

Antonio Faccioli

Fonte: http://www.libreitalia.it/software-libero-alla-scuola-pupilli-di-grottazzolina/

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Linux Foundation lascia indietro la community?

26 gennaio 2016

La celebre fondazione del Pinguino modifica il regolamento interno estromettendo, di fatto, i membri del consiglio eletti dalla community. Un passo pericoloso, dice qualcuno, mentre i dirigenti difendono la mossa

Roma – Tempesta in vista per Linux Foundation, l’organizzazione dedicata alla promozione e alla standardizzazione di Linux e del software open source che a dire dello sviluppatore Matthew Garrett si è chiusa a riccio lasciando fuori i rappresentati della community di volontari. Tutto come prima, risponde invece il CEO Jim Zemlin.

Garrett ha evidenziato un importante cambiamento apportato allo statuto interno della Fondazione per quanto riguarda l’elezione dei membri del consiglio che gestisce l’organizzazione, un organo che d’ora in poi dovrà di fatto accogliere solo le personalità indicate dalle aziende interessate a Linux per motivi di mero business.

Lo sviluppatore rivela che, fino a pochi giorni or sono, l’elezione del consiglio veniva ripartita tra 10 elementi indicati dai membri “platinum” della Linux Foundation (costo di iscrizione: 500.000 dollari all’anno), 3 dai membri “gold” (100.000 dollari), 1 dai membri “silver” (5.000-20.000 dollari) e 2 dai membri individuali (99 dollari) appartenenti alla community.

Il “grosso” delle decisioni della Fondazione è insomma vincolata alle esigenze delle corporazioni tecnologiche più importanti (Intel, NEC, IBM, HPE e Samsung sono tutti membri Platinum), ma ora anche la partecipazione simbolica della community è stata eliminata assieme alla possibilità di eleggere membri del consiglio da parte dei singoli partecipanti alla Fondazione.

Per Garrett la decisione di modificare lo statuto non è un cambiamento positivo, ma il CEO Jim Zemlin ha risposto ufficialmente alle preoccupazioni – e alle prevedibili polemiche emerse in questi giorni – parla di un’evoluzione in linea con le altre organizzazioni più importanti della “comunità e dell’industria” del FOSS. Le reazioni, neanche a dirlo, sono state tutto fuorché positive.

Alfonso Maruccia

Fonte: http://punto-informatico.it/4298158/PI/News/linux-foundation-lascia-indietro-community.aspx

UrlNews: https://mjg59.dreamwidth.org/39546.html

UrlNews2: http://techrights.org/2016/01/21/linux-foundation-coup/

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Facebook apre in Irlanda un data center completamente green e open

25 gennaio 2016

Facebook aprirà un nuovo data center stavolta in Irlanda, precisamente a Clonee: il centro, il secondo in Europa dopo quello aperto in Svezia nel 2013, sarà alimentato al 100% da attraverso energie rinnovabili, per la precisione energia eolica in analogia con quanto accade proprio a Luleå in Svezia. La strutttura irlandese dovrebbe diventare operativa tra il 2017 e il 2018.

Ciò che rende unico il nuovo , però, è anche un altro aspetto più prettamente legato alle tecnologie: si legge nel comunicato di Facebook , che non solo “sarà pieno di tecnologia all’avanguardia, rendendolo così il più efficiente ed ecosostenibile al mondo” ma “tutti i rack, i sever e gli altri componenti sono stati progettati da zero e sono parte dell’, una grande alleanza di aziende nata per creare infrastrutture economicamente vantaggiose e per condividerle in modalità open source”.

Una mossa estremamemente significativa, anche per le altre aziende competitor del settore IT, che conferma l’impegno del colosso americano nell’Open Compute Project, cui sta contribuendo con iniziative integrate. Lo scorso dicembre, ad esempio, ha deciso di rendere open il design dei server con cui gestisce i processi di intelligenza artificiale, uno degli asset su cui il social sta puntando per il futuro. Una mossa significativa che apre al mondo open e che mette a disposizione delle aziende e alla community dei ricercatori e sviluppatori, le avanzate tecnologie delle macchine , questo il loro nome in codice. Si tratta di strumenti che gestiscono i servizi di “machine learning” del social network, ovvero quelli che “imparano” le abitudini degli utenti della piattaforma, di fatto le informazioni più care a Facebook e al suo business. Big Sur, peraltro, ha un altro vantaggio non da poco: non richiedendo sistemi di raffreddamento speciali, è anche un modello di server assolutamente più economico rispetto ad altre soluzioni hardware proprietarie.

Fonte: http://www.techeconomy.it/2016/01/25/facebook-apre-irlanda-un-data-center-completamente-green-open/?platform=hootsuite

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Grazie Ian

31 dicembre 2015

Ian_Murdock“Non ho paura di morire, in qualsiasi momento capiterà, non m’importa… Perché dovrei aver paura di morire? Non ce n’è ragione, prima o poi te ne devi andare.” (“The Great Gig in the Sky”, Album “The Dark Side of the Moon” – Pink Floyd)

Muore , il padre di Debian.

Molto si scriverà sulle cause e sulle circostanze, ancora non del tutto chiare, che aggiungono tristezza e amarezza alla sua scomparsa. Chiedo venia, non mi soffermo su questo.

Molto altro si scriverà sulle origini del nome della distribuzione, sulla sua storia. Molti tweet, molti post sui blog. E’ del tutto legittimo.

Una parte del mondo ieri è rimasta letteralmente senza fiato davanti a questa notizia.

Appartengo a quella parte del mondo, insieme a molti altri, ma come se si trattasse della scomparsa di un amico caro, piuttosto sento la necessità solo di tornare indietro con i ricordi e di sospendere un poco nel tempo questo amaro momento.

Nelle community open source ognuno di noi ha la propria distribuzione GNU/Linux preferita. Quindici anni fa si discuteva con molta passione su questo argomento, direi ben più di oggi: chi preferiva la purezza tecnica della Slackware, chi la garanzia e compatibilità Red Hat, altri l’ottimizzazione della Gentoo, oppure il supporto della Suse… Altri preferivano .

Non era una questione di “fedeltà” all’una o all’altra distribuzione, come se si trattasse della squadra del cuore. Piuttosto era “sentire” una determinata distribuzione, non solo come quella adatta allo scopo per cui doveva essere utilizzata (desktop, server ecc.), ma anche come quella più o meno aderente alla propria filosofia, al proprio carattere.

Debian è la distribuzione più importante del mondo ed il merito di aver compiuto il primo passo di questa meraviglioso cammino è tutto dell’allora ventenne(!) Ian Murdock.

Lo dico ora con un pizzico di presunzione, una determinazione maggiore rispetto a quella che usavo nelle disquisizioni che si tenevano molti anni fa. E non solo perché la storia ci ha inequivocabilmente dimostrato che Debian sia la mamma del più alto numero di distribuzioni figlie (compresa la usatissima Ubuntu, basta guardare questo grafico e notare da sinistra a destra il peso di ciascuna di esse).

Ciò che mi va di fare oggi insieme a voi, quindi, è ricordare il manifesto Debian, scritto da Ian nel gennaio 1994, e che vi invito caldamente a leggere (o rileggere dopo svariati anni, per qualcuno di noi).

E’ solo per questo manifesto che molti, moltissimi, compreso il sottoscritto, hanno inequivocabilmente adottato Debian come la propria distribuzione.

Scriveva Ian:

Debian Linux è un tipo del tutto nuovo di distribuzione Linux. Invece di essere sviluppata da una persona o da un gruppo singolo, come sono state sviluppate in passato le altre distribuzioni Linux, Debian è sviluppata apertamente secondo lo spirito di Linux e di GNU. Lo scopo principale del Progetto Debian è finalmente quello di creare una distribuzione che sia degna di Linux. Debian è realizzata attentamente e coscienziosamente e sarà mantenuta e supportata con la stessa cura.
[…]
Il processo di creazione di Debian è aperto per assicurare che il sistema ottenuto sia della più alta qualità e rifletta le esigenze della comunità degli utenti. Coinvolgendo altre persone, con un ampio bagaglio di capacità e conoscenze, Debian è in grado di svilupparsi in maniera modulare.

Parole che rapiscono subito.

Si afferma non solo lo spirito di un uomo, ma il vero spirito della community, che si impegna solennemente a dare vita, tutti insieme, a questo progetto meraviglioso, un sogno che al tempo sembrava inarrivabile: una distribuzione GNU/Linux aperta, mantenuta, curata, attraente, facile da usare, totalmente libera e diffusa in ogni dove. Scusate se è poco: letteralmente una rivoluzione.

Prosegue ancora Ian sul modo in cui distribuire Debian:

È anche il tentativo di creare una distribuzione non commerciale che sia in grado di competere effettivamente sul libero mercato.
[…]
Una tale distribuzione è essenziale per il successo del sistema operativo Linux sul libero mercato e deve essere realizzata da organizzazioni in posizione tale da promuovere e sostenere con successo il software libero senza la pressione di profitti o rientri.
[…]
Con il semplice fatto che distribuirà Debian, viene inviato al mondo il messaggio che Linux non è un prodotto commerciale e non lo sarà mai, ma questo non significa che Linux non potrà competere commercialmente.

Qui il taglio netto di Debian: l’indipendenza e la libertà del progetto e l’ingresso come no-profit nel mercato mondiale. Caratteristiche che il progetto ha mantenuto con impegno e serietà.

Conclude infatti Ian nel suo manifesto:
È arrivato il momento di concentrarsi sul futuro di Linux, piuttosto che allo scopo distruttivo di arricchirsi a spese dell’intera comunità Linux e del suo futuro. Lo sviluppo e la distribuzione di Debian potrebbero non essere la risposta ai problemi che ho descritto nel Manifesto, ma spero che servirà almeno ad attirare l’attenzione su queste problematiche abbastanza per permettere che vengano risolte.

A mio avviso esiste oggi un modo del tutto sostenibile di fare business con l’open source e le parole di Ian su questo punto possono suonare come radicali ed oltranziste, per certi versi in analogia a quelle di Richard Mattew Stallman, che proprio in quegli anni fondava la Free Software Foundation.

Piuttosto, il progetto Debian ha efficacemente controbilanciato il modello mondiale di produzione e distribuzione del software, ridando vita e realizzando i principi stessi delle community.

Il mondo Linux non sarebbe stato lo stesso senza Ian, che con capacità, lungimiranza ed altruismo ha aggregato una comunità di persone imponente e legata da ideali comuni, a cui ha dato voce, risposta alle esigenze e libertà. E molti di questi utenti, compreso il sottoscritto, non sarebbero gli stessi. Ne ho assoluta consapevolezza.

Oggi Debian dunque rappresenta molto più di un semplice Sistema Operativo: viene liberamente distribuita con oltre 43000 pacchetti, programmi già compilati e impacchettati in modo tale da permettere installazioni facili in ogni dove.

Grazie Ian, grazie di tutto. Solo questo.

Andrea Castellani

Fonte: http://techeconomy.it/2015/12/31/grazie-ian

Annuncio di Debian su comp.os.linux.development: https://groups.google.com/forum/#!msg/comp.os.linux.development/Md3Modzg5TU/xty88y5OLaMJ

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Password dimenticata in Ubuntu: come resettarla?

24 novembre 2015

220px-Standard-lock-keySe avete installato sul vostro PC un Sistema Operativo libero, come GNU/Linux Ubuntu, può accadere di dimenticare la password di accesso dell’utente.

Si può effettuare un reset della password, scegliendo dal menu che compare all’avvio del proprio PC (se non appare, premete ripetutamente il tasto ESC appena acceso), la voce intitolata “Opzioni avanzate per Ubuntu” e poi la seconda partendo dall’alto, che termina con “recovery mode” (modalità ripristino).

Fatto ciò il sistema mostrerà un menu: scegliere “clean – Prova a liberare spazio” per avviare il processo di pulizia del sistema, il quale farà passare il filesystem da “sola lettura” a “lettura/scrittura”.

Al termine della procedura di pulizia (rispondete sempre in modo positivo ai messaggi), quando il menù riapparirà, scegliere “root – Passa a una shell con i privilegi di root”.

Al prompt “#”, per vedere il nomeutente a cui occorre settare la password, digitare:

ls /home

Successivamente, per effettuare il reset effettivo, digitare:

passwd nomeutente

Inserire la nuova password (2 volte) e, al termine, digitare:

reboot

per riavviare il proprio PC.

 

Fonte: http://pxel.blogspot.it/2015/11/password-dimenticata-in-ubuntu-come.html

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Linux Day a Fermo 24/10/2015

2 ottobre 2015

In occasione del quindicesimo Linux Day (24 ottobre 2015), giornata nazionale promossa da Italian Linux Society a sostegno di GNU/Linux e del Software Libero, il FERMOLUG organizza, presso la Sala dei Ritratti a Fermo, piazza del Popolo, dalle ore 16 del 24/10/2015 (ingresso libero):

 

LINUX DAY 2015

 

Linux Day Fermo 2015

Linux Day Fermo 2015

 

Programma
16:00 – Saluto
Paolo Silenzi

16:10 – Odoo: strumenti per il Project Management
Alessandro Camilli

16:50 – Blender: il rendering fotorealistico con Cycles
Marco Alici

17:30 – Enlarge your UEFI: consigli pratici per una felice convivenza di Linux con altri sistemi operativi
Andrea Colangelo

18:10 – $ sleep 10m 🙂

18:20 – VirtualBox
Franco Mannocchi

19:00 – Qt: introduzione al framework
Daniele Liciotti

 



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A Fermo seminario gratuito su libertà digitale a scuola

11 maggio 2015

Sabato 16 maggio alle ore 10 a Fermo, presso l’aula magna dell’IPSIA “O. Ricci”, si tiene un workshop gratuito rivolto a docenti e studenti sul tema “Libertà digitale: cominciamo dalla scuola”.

LUG-LibreItalia_Final_s

L’evento, è organizzato da LibreItalia, FermoLUG e l’Istituto Professionale Ricci di Fermo. LibreItalia è un’associazione di volontariato molto attiva su tutto il territorio nazionale nella promozione di LibreOffice come strumento libero di produttività individuale e aziendale.

Dopo la presentazione dell’iniziativa da parte di Marco Alici, vicepresidente FermoLUG e socio LibreItalia, Italo Vignoli, fondatore LibreOffice e presidente onorario di LibreItalia, spiegherà i concetti di software libero, formati aperti e licenze Creative Commons. Poi sarà la volta di Sonia Montegiove, presidente LibreItalia, con un intervento finalizzato a spiegare le motivazioni per cui preferire il software libero a scuola; a seguire Marco Giorgetti, fondatore Perugia GNULug e socio LibreItalia, con consigli su programmi open source da usare a scuola e non solo; Andrea Colangelo, Debian e Ubuntu Developer e membro di FermoLUG, con casi concreti di migrazioni a software libero nelle scuole. A chiudere la mattina Osvaldo Gervasi, della facoltà di Informatica dell’Università di Perugia e fondatore LibreItalia, sul rapporto tra open source e sicurezza.

Scopo della mattina è quello di formare e informare circa le opportunità legate all’uso del software libero a scuola, che porta i valori della conoscenza condivisa, della collaborazione, della condivisione. Oltre che, come detto da Renzo Davoli dell’Università di Bologna e riportato nella locandina dell’evento: “Occorre ripensare all’intero processo educativo: non possiamo permetterci di perdere la creatività delle giovani generazioni, è un tesoro troppo prezioso. In tutto questo il software libero c’entra“.

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