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Nuovo CAD e software libero: una relazione complicata?

2 febbraio 2016

Time For Transparency Message Meaning Ethics And Fairness

Un documento scritto e condiviso in Google Drive gira in Rete da qualche giorno come fosse merce di contrabbando: qualcuno vocifera sia il “nuovo Codice di Amministrazione Digitale”, quello che sembrerebbe essere stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri lo scorso 21 gennaio. “Al di là – fa notare l’esperto di diritto delle nuove tecnologie Carlo Piana – della consueta mancanza di trasparenza e di discussione pubblica su provvedimenti delicati e di sistema, un problema di lunga data nei provvedimenti legislativi delegati, in cui solo gli amici degli amici hanno la possibilità di dire la loro, le modifiche proposte al hanno almeno due rilevanti problemi”. E forse anche più di due se non ci si sofferma soltanto, come faremo in questo articolo, sugli aspetti legati alla diffusione del in Pubblica Amministrazione.

Il vecchio CAD conteneva il “famoso” (per gli appassionati dell’) art. 68 (da leggere al n. 55 della bozza) recante “analisi comparativa delle soluzioni”, rimasto dopo la presunta modifica purtroppo “monco”, vista l’abrogazione dei commi 2, 2-bis e 4.

Ai sensi dell’abrogato comma 2 le Pubbliche Amministrazioni, nella predisposizione o acquisizione dei programmi informatici, dovevano adottare soluzioni informatiche quanto possibile modulari e basate sui sistemi funzionali resi noti ai sensi dell’art. 70 (banca dati programmi informatici riutilizzabili), che assicurassero l’interoperabilità e la cooperazione applicativa e consentissero la rappresentazione dei dati e documenti in più formati, di cui almeno uno di tipo aperto. “L’accento posto dalla disposizione alla modularità, all’interoperabilità e cooperazione applicativa e alla rappresentazione in formato aperto – afferma la giurista Fernanda Faini – era opportuno e apprezzabile: non è immediatamente intuibile la ratio alla base della soppressione del comma stesso (che non sembra recuperato in altre disposizioni)”. Viene abrogato anche il comma 4 relativo al repertorio dei formati aperti utilizzabili dalle Pubbliche Amministrazioni e delle modalità di trasferimento dei formati e il comma 2-bis che prevedeva una comunicazione tempestiva da parte delle PA all’Agenzia per l’Italia digitale delle applicazioni informatiche e delle pratiche tecnologiche e organizzative utilizzate, anche ai fini di riuso. “Tale abrogazione – continua la Faini – potrebbe non doversi intendere come vera e propria soppressione, ma come esigenza di semplificazione e sistematicità, dal momento che resta l’art. 70 relativo alla banca dati sul riuso.”: di conseguenza Faini sulla norma conclude: “Il favor per le soluzioni disponibili e open resta (rimangono i commi 1-bis e 1-ter con una modifica che non impatta su questo aspetto), anche se l’accento su alcuni aspetti significativi non è più presente (data l’abrogazione del comma 2), viene eliminato un riferimento esplicito al repertorio dei formati aperti (forse però da considerarsi riassorbito nella banca dati sul riuso) e si indebolisce la cogenza del riuso di soluzioni per le amministrazioni centrali”.

Ma che fine fa allora l’open source in Italia proprio nel momento in cui il Parlamento europeo, nella Risoluzione che ha dato seguito a quella sulla sorveglianza elettronica di massa dei cittadini dell’Unione (2015/2635(RSP)), ha ribadito la propria posizione in merito alla sostituzione sistematica di software proprietari, sostenendo la necessaria migrazione verso soluzioni software open source, attraverso l’introduzione di un criterio di scelta obbligatoria delle soluzioni open a favore di quelle proprietarie in tutte le future procedure di appalto per il settore ICT?

“E’ vero – sottolinea la giurista Morena Ragone – che questo punto non è stato toccato all’interno dell’art. 68, laddove la scelta dell’apertura resta una delle possibili e prevalenti alternative della valutazione tecnico-economica delle soluzioni disponibili sul mercato; ma la mancata previsione dei formati aperti quale significato prospettico ha? E poi, a cosa si interfaccia, ora, la definizione dell’art. 68, comma 3, dove il “formato dei dati di tipo aperto” è “un  formato  di  dati reso pubblico, documentato esaustivamente e neutro rispetto agli strumenti tecnologici necessari per la fruizione dei dati stessi”?

Come sottolinea Carlo Piana “Abolire il secondo comma dell’art. 68, quello che impone (giustamente) alle pubbliche amministrazioni di privilegiare soluzioni che rispettino l’interoperabilità e la cooperazione applicativa è come rimuovere un potente motore di concorrenza nei servizi realizzati dalle pubbliche amministrazioni, e di compartecipazione del mercato nell’offerta di soluzioni che si interfaccino con tali servizi. L’interoperabilità è un imperativo ampiamente rimarcato nell’European Interoperability Framework: ancora una volta avevamo una norma all’avanguardia e che ci faceva primeggiare, andiamo ad abolirla in nome di cosa?”

Altro aspetto su cui poi fare una riflessione è il fatto che, dalle modifiche effettuate, si andrebbe a privare AGID del compito di offrire un parere, a chiunque sia interessato, sul rispetto delle linee guida nella valutazione comparativa e sul giudizio di impossibilità di adottare soluzioni in riuso o software libero. “Anche se si tratta di un parere poco richiesto – continua Piana – poteva essere l’occasione di una moral suasion nei confronti dell’Amministrazione a rispettare il vincolo normativo, che viene così di fatto svuotato. Se si aggiunge l’incremento esponenziale dei costi dei contenziosi amministrativi, sembra che l’imperativo sia quello di “non disturbare il manovratore”.
Questo documento che potrebbe anche essere, per il carattere di non ufficialità, uno scherzo di Carnevale, va quindi in direzione opposta rispetto a quanto anche il Parlamento Europeo ha stabilito. “L’equazione del Parlamento – sostiene Morena Ragone – è molto chiara: aperto uguale trasparente, trasparente uguale più sicuro.

Allora perché la scelta del Governo di depotenziare l’art. 68?”

Perché invece che incentivare (anche controllando e sanzionando) l’applicazione di un articolo che invitava all’uso del software libero da parte delle PA lo si svuota di contenuti importanti? Perché piuttosto che guardare ad altre virtuose realtà europee che adottano formati aperti come standard per i documenti della PA (ad esempio il Regno Unito) si tolgono i riferimenti ai formati aperti e alla necessità di interoperabilità? Perché di openness, partecipazione, trasparenza si parla solo nei convegni e all’atto pratico per capire come nasce una riforma bisogna affidarsi a spacciatori di bozze rubate?

La risposta agli esperti che non siamo riusciti a individuare nei nomi (forse per la stessa trasparenza di cui sopra?) che si sono seduti ai tavoli di innovazione digitale in cui si sono scritte le proposte di modifica. Esperti che ci auguriamo non abbiano una reazione alla Zalone maniera del cado dalle nubi.

Il presidente del Consiglio Renzi ha affermato che ”Questi decreti entrano in vigore, ragionevolmente, a Pasqua”. Sarà per questo che avrà pensato di lasciare una sorpresa circa la “nuova” (non necessariamente migliore) PA digitale?

Sonia Montegiove

Fonte: http://www.techeconomy.it/2016/02/02/cad-software-libero-relazione-complicata/

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general, grandefratello, hotnews, news, riflessioni

Grazie Ian

31 dicembre 2015

Ian_Murdock“Non ho paura di morire, in qualsiasi momento capiterà, non m’importa… Perché dovrei aver paura di morire? Non ce n’è ragione, prima o poi te ne devi andare.” (“The Great Gig in the Sky”, Album “The Dark Side of the Moon” – Pink Floyd)

Muore , il padre di Debian.

Molto si scriverà sulle cause e sulle circostanze, ancora non del tutto chiare, che aggiungono tristezza e amarezza alla sua scomparsa. Chiedo venia, non mi soffermo su questo.

Molto altro si scriverà sulle origini del nome della distribuzione, sulla sua storia. Molti tweet, molti post sui blog. E’ del tutto legittimo.

Una parte del mondo ieri è rimasta letteralmente senza fiato davanti a questa notizia.

Appartengo a quella parte del mondo, insieme a molti altri, ma come se si trattasse della scomparsa di un amico caro, piuttosto sento la necessità solo di tornare indietro con i ricordi e di sospendere un poco nel tempo questo amaro momento.

Nelle community open source ognuno di noi ha la propria distribuzione GNU/Linux preferita. Quindici anni fa si discuteva con molta passione su questo argomento, direi ben più di oggi: chi preferiva la purezza tecnica della Slackware, chi la garanzia e compatibilità Red Hat, altri l’ottimizzazione della Gentoo, oppure il supporto della Suse… Altri preferivano .

Non era una questione di “fedeltà” all’una o all’altra distribuzione, come se si trattasse della squadra del cuore. Piuttosto era “sentire” una determinata distribuzione, non solo come quella adatta allo scopo per cui doveva essere utilizzata (desktop, server ecc.), ma anche come quella più o meno aderente alla propria filosofia, al proprio carattere.

Debian è la distribuzione più importante del mondo ed il merito di aver compiuto il primo passo di questa meraviglioso cammino è tutto dell’allora ventenne(!) Ian Murdock.

Lo dico ora con un pizzico di presunzione, una determinazione maggiore rispetto a quella che usavo nelle disquisizioni che si tenevano molti anni fa. E non solo perché la storia ci ha inequivocabilmente dimostrato che Debian sia la mamma del più alto numero di distribuzioni figlie (compresa la usatissima Ubuntu, basta guardare questo grafico e notare da sinistra a destra il peso di ciascuna di esse).

Ciò che mi va di fare oggi insieme a voi, quindi, è ricordare il manifesto Debian, scritto da Ian nel gennaio 1994, e che vi invito caldamente a leggere (o rileggere dopo svariati anni, per qualcuno di noi).

E’ solo per questo manifesto che molti, moltissimi, compreso il sottoscritto, hanno inequivocabilmente adottato Debian come la propria distribuzione.

Scriveva Ian:

Debian Linux è un tipo del tutto nuovo di distribuzione Linux. Invece di essere sviluppata da una persona o da un gruppo singolo, come sono state sviluppate in passato le altre distribuzioni Linux, Debian è sviluppata apertamente secondo lo spirito di Linux e di GNU. Lo scopo principale del Progetto Debian è finalmente quello di creare una distribuzione che sia degna di Linux. Debian è realizzata attentamente e coscienziosamente e sarà mantenuta e supportata con la stessa cura.
[…]
Il processo di creazione di Debian è aperto per assicurare che il sistema ottenuto sia della più alta qualità e rifletta le esigenze della comunità degli utenti. Coinvolgendo altre persone, con un ampio bagaglio di capacità e conoscenze, Debian è in grado di svilupparsi in maniera modulare.

Parole che rapiscono subito.

Si afferma non solo lo spirito di un uomo, ma il vero spirito della community, che si impegna solennemente a dare vita, tutti insieme, a questo progetto meraviglioso, un sogno che al tempo sembrava inarrivabile: una distribuzione GNU/Linux aperta, mantenuta, curata, attraente, facile da usare, totalmente libera e diffusa in ogni dove. Scusate se è poco: letteralmente una rivoluzione.

Prosegue ancora Ian sul modo in cui distribuire Debian:

È anche il tentativo di creare una distribuzione non commerciale che sia in grado di competere effettivamente sul libero mercato.
[…]
Una tale distribuzione è essenziale per il successo del sistema operativo Linux sul libero mercato e deve essere realizzata da organizzazioni in posizione tale da promuovere e sostenere con successo il software libero senza la pressione di profitti o rientri.
[…]
Con il semplice fatto che distribuirà Debian, viene inviato al mondo il messaggio che Linux non è un prodotto commerciale e non lo sarà mai, ma questo non significa che Linux non potrà competere commercialmente.

Qui il taglio netto di Debian: l’indipendenza e la libertà del progetto e l’ingresso come no-profit nel mercato mondiale. Caratteristiche che il progetto ha mantenuto con impegno e serietà.

Conclude infatti Ian nel suo manifesto:
È arrivato il momento di concentrarsi sul futuro di Linux, piuttosto che allo scopo distruttivo di arricchirsi a spese dell’intera comunità Linux e del suo futuro. Lo sviluppo e la distribuzione di Debian potrebbero non essere la risposta ai problemi che ho descritto nel Manifesto, ma spero che servirà almeno ad attirare l’attenzione su queste problematiche abbastanza per permettere che vengano risolte.

A mio avviso esiste oggi un modo del tutto sostenibile di fare business con l’open source e le parole di Ian su questo punto possono suonare come radicali ed oltranziste, per certi versi in analogia a quelle di Richard Mattew Stallman, che proprio in quegli anni fondava la Free Software Foundation.

Piuttosto, il progetto Debian ha efficacemente controbilanciato il modello mondiale di produzione e distribuzione del software, ridando vita e realizzando i principi stessi delle community.

Il mondo Linux non sarebbe stato lo stesso senza Ian, che con capacità, lungimiranza ed altruismo ha aggregato una comunità di persone imponente e legata da ideali comuni, a cui ha dato voce, risposta alle esigenze e libertà. E molti di questi utenti, compreso il sottoscritto, non sarebbero gli stessi. Ne ho assoluta consapevolezza.

Oggi Debian dunque rappresenta molto più di un semplice Sistema Operativo: viene liberamente distribuita con oltre 43000 pacchetti, programmi già compilati e impacchettati in modo tale da permettere installazioni facili in ogni dove.

Grazie Ian, grazie di tutto. Solo questo.

Andrea Castellani

Fonte: http://techeconomy.it/2015/12/31/grazie-ian

Annuncio di Debian su comp.os.linux.development: https://groups.google.com/forum/#!msg/comp.os.linux.development/Md3Modzg5TU/xty88y5OLaMJ

Prosegui la lettura…

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distribuzioni, general, hotnews, linux, news, numeriuno, riflessioni, software

Il supporto XP sta per terminare. Passa a Linux nelle scuole.

26 marzo 2014

Dopo l’8 aprile 2014, il supporto e gli aggiornamenti per Windows XP non saranno più disponibili. Cosa aspetti? Aggiorna il tuo PC al nuovo Windows oppure acquista un dispositivo con Windows 8.1!” Questa è la pubblicità della Microsoft

Vista la scadenza di xp, e non potendo/volendo passare a windows 8.1 abbiamo deciso di mettere una versione di Linux sui pc posti in ogni aula che danno accesso al registro elettronico, una applicazione scritta in php.

Parliamo di circa una sessantina di macchine, mediamente 8/9 anni, processore pentium 4 in grande maggioranza, fornite tutte di almeno 512 Kb di ram.

La domanda fondamentale: quale distribuzione mettere?

Per questa domanda avevo una serie di problemi:

  • Trovare una distribuzione  che permettesse l’installazione ed il mantenimento a colleghi con una scarsa conoscenza di un file system Linux , ma che potessero comunque fare da riferimento per i dubbi iniziali;
  • Trovare qualcosa che avesse un’interfaccia “semplice”, in modo che tutti i professori potessero accedere ad un browser di navigazione aggiornato ed a un programma efficace di videoscrittura come LibreOffice;
  • Trovare una distribuzione aggiornata, leggera, con una buona compatibilità con hardware vario e datato, che non mi impegnasse troppo con smanettamenti vari;

Quindi, ho escluso a priori tutte le distribuzioni con un server grafico pesante, e tutte le distribuzioni che necessitavano per vari motivi di troppi adattamenti hardware. (Lo so, è la parte più divertente, ma dovevo arrivare ad una soluzione efficace).

Da tener presente che in un primo momento ho “visto “ la grafica delle distribuzioni su un emulatore, poi le ho testate direttamente sui pc, con tempi piuttosto lunghi.

se fai perdere 10 chili a un elefante (ovvero installi LXDE su Ubuntu) sarà comunque sempre più pesante di una gazzella obesa (Arch Linux con Gnome o KDE), quindi chi vuole una distro leggera preferisce partire dalla gazzella piuttosto che dall’elefante.
utente dadexix86 su http://forum.ubuntu-it.org/

Vero 🙂 Però alla fine mi sono deciso per Lubuntu

 

Perché:

Usa LXDE + OpenBox, ha una discreta interfaccia, hanno risolto parecchi bug che lo affliggeva, uscirà la versione 14.04 a breve, fa gli aggiornamenti in modo “semplice”, ha l’installazione semplice e veloce, è quella che mi ha dato meno problemi di compatibilità hardware sui 3/ 4 pc testati, con schede grafiche diverse, ha firefox e synaptic che mi risolve in automatico le dipendenze, e infine qualcuno Ubuntu l’ha già sentito nominare, e sembra una cosa stupida, ma rende più accettabile il passaggio.

Quella che segue non è una guida vera e propria, ma una serie di indicazioni che ritengo utili, trovate mentre cercavo le varie criticità e mi facevo un file di appunti.

PRIMA DI TUTTO

https://help.ubuntu.com/community/Lubuntu/Documentation/FAQ/Guides

http://forum.ubuntu-it.org/viewforum.php?f=95&sid=29802b587c581520dad043b6036d6b00

 

INSTALLAZIONE DI LUBUNTU

Per permettere la navigazione e l’aggiornamento io ho dovuto impostare un proxy;

Sia Firefox che Synaptic (Packed Manager di Lubuntu) ha la possibilità di impostare il proxy oppure:

http://forum.ubuntu-it.org/viewtopic.php?t=517408

seguite le istruzioni e funzionerà tutto anche da terminale.

 

Per chi volesse poi utilizzare chromium

da terminale

chromium-browser –proxy-server=”indirizzoproxy:numeroporta

AGGIORNAMENTO REPOSITORY

abilitare i repository Partner di Canonical

elenco sorgenti

http://wiki.ubuntu-it.org/Repository/SourcesList
http://forum.ubuntu-it.org/viewtopic.php?t=66731

sudo add-apt-repository ppa:libreoffice/ppa

o aggiungere questi due indirizzi in /etc/apt/sources.list

https://launchpad.net/~libreoffice/+archive/ppa
https://launchpad.net/~libreoffice/+archive/libreoffice-4-2
N.B.: Ho provato la lubuntu 13.10 saucy salamander e per questa distribuzione gli indirizzi per LibreOffice 4.2 sono

deb http://ppa.launchpad.net/libreoffice/libreoffice-4-2/ubuntu saucy main
deb-src http://ppa.launchpad.net/libreoffice/libreoffice-4-2/ubuntu saucy main
Raccomando LibreOffice 4.2 (o successive) per la velocità e pulizia del codice.

La prossima distribuzione di Lubuntu, la 14.04 dovrebbe avere nei repository ufficiali Libreoffice 4.2

Aggiornare l’indice dei pacchetti: l’indice dei pacchetti di APT è essenzialmente un database dei pacchetti disponibili dai repository definiti nel file /etc/apt/sources.list. Per aggiornare l’elenco locale dei pacchetti con i cambiamenti apportati di recente nei repository, digitare il comando da terminale:

sudo apt-get update

INSTALLAZIONE DI PROGRAMMMI UTILI

leggere questa guida

http://marcosbox.blogspot.it/2013/04/lubuntu-1304-guida-post-installazione.html

ovviamente evitate l’installazione di amule e cose così.

e poi questa

http://marcosbox.blogspot.it/2012/11/lxde-lubuntu-aggiungere-collegamenti.html

seguendo questa guida si inseriscono dei semplici collegamenti nel desktop, ma cliccando il tasto dx sul cestino non comparirà la voce “svuota cestino” perché appunto non è una proprietà del collegamento; L’icona giusta sta nel  file manager pcmanfx e all’indirizzo

\\\trash

se si vuole risolvere questo “finto” problema, vedi qui:

http://streetcross.wordpress.com/2008/12/16/il-cestino-per-lxde-e-non-solo/

 

sudo apt-get install vlc

(discutibile; io l’ho installato perché molti conoscono VLC, ma avendo già installato il pacchetto restricted, che oltre a flash, installa vari codec, non servirebbe)

sudo apt-get install libreoffice

dai repository di libreoffice oppure

sudo apt-get install libreoffice libreoffice-l10n-it libreoffice-gtk

da quelli della distribuzione

 

MODDING OPENBOX

Si può dare un aspetto più gradevole, io mi sono accontentato e funziona tutto e bene.

http://streetcross.wordpress.com/2009/01/09/come-personalizzare-lxde/

La guida è datata e molte cose sono state inserite, però è interessante.

http://box-look.org/index.php?xsortmode=new&logpage=0&xcontentmode=7402&page=1

 

 

PROBLEMI

penna sul desktop ?????? nnnnsepo’

Montando un dispositivo USB non è immediatamente visibile sul desktop, ma solo nel file manager pcmanfx.

Non ho trovato soluzioni al riguardo.

Avevo pensato ad un file html con delle istruzioni e all’avvio automatico di firefox, ma alla fine ho lasciato perdere.

Avendo più pc uguali invece di reinstallare tutto si possono clonare facilmente, ad esempio con Clonezilla

http://www.pcsilenzioso.it/forum/showthread.php?t=25427

Il problema sarà cambiare i parametri hostname per la configurazione nella rete e l’UUID. Per i parametri ip c’è un buon gestore di rete. per l’UUID vedi qui

http://pxel.blogspot.it/2014/05/lubuntu-1404-lts-addio-windows.html

HOSTNAME
Per prima cosa creiamo una copia di backup dei file originali, in modo tale che se qualcosa non va potremmo sempre ripristinare il tutto:

sudo cp /etc/hosts /etc/hosts.old

sudo cp /etc/hostname /etc/hostname.old

adesso editiamo il file “hosts“:

sudo nano /etc/hosts

Ed avremo un file contenente un risultato simile:

127.0.0.1 localhost
127.0.1.1 nome_hostname
Adesso vi basterà modificare “nome_hostname” con il nome dell’hostname che volete assegnare al vostro computer ad esempio aula21_pc16. Salvate il tutto e digitate:

sudo nano /etc/hostname
Questo file conterrà semplicemente il nome del vostro hostname attuale. Modificatelo e mettete lo stesso hostname che avete precedentemente digitato nel file “hosts”. Chiudete la sessione corrente, rientrate e troverete il nuovo hostname correttamente impostato.

Ripristinare i cambiamenti.

Nel caso in cui vogliate ritornare indietro, per un motivo qualsiasi, tutto ciò che dovrete fare è digitare:

sudo cp /etc/hosts.old /etc/hosts

sudo cp /etc/hostname.old /etc/hostname

N.B.:

  • chi non avesse dimestichezza con nano può utilizzare gedit, previa installazione.
  • Bisogna far ripartire il servizio hostname, digitare

sudo /etc/init.d/hostname.sh restart     ma è meglio far ripartire tutto il pc.

SCHEDE NVIDIA

E’ capitato uno schermo nero dopo l’installazione per problemi con la scheda grafica Nvidia, seguite le istruzioni, suggerite dal Presidente del Fermolug Paolo Silenzi.

CTRL+ALT+F1 per aprire un terminale

entra da terminale e controlla la presenza del file di configurazione del server grafico:

ls /etc/X11/xorg.conf

se non ci fosse occorre prima fermare il server grafico, digitando:

sudo /etc/init.d/ lightdm stop

(se  lightdm non c’è prova con kdm o gdm o xdm …)

quindi, ora che è fermo il server grafico X11, per chiedere allo stesso di creare un file di configurazione, digita:

sudo X -configure

ora bisogna spostare tale file nel giusto percorso:

sudo mv /home/utente/xorg.conf.new /etc/X11/xorg.conf

a questo punto modifichiamo il file di configurazione, cambiando la riga:

Driver “nouveau”

con

Driver “nv”

o ancora (se non funziona dopo un riavvio)

Driver “vesa”

E’ opportuno anche modificare il file grub seguendo questa guida

http://wiki.ubuntu-it.org/Installazione/ParametriAvvio

 

 

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fermolug, general, LibreOffice, microsoft ,

Codemotion

17 marzo 2012


Il Codemotion si sta avvicinando, si svolgerà infatti il 23 e 24 marzo a Roma.
Ad attendere i partecipanti ci sarà un’agenda fittissima di interventi correlata da attività coinvolgenti:

80 e oltre talk tecnici;
un hackathon, dove si programmerà tutta la notte;
un laboratorio per i bambini per opera della Mozilla Foundation;
l’aperitivo internazionale con GitHub;
un’iniziativa per le startup;
due laboratori mobile a cura di Microsoft e Samsung;
un’area indie games.
Programma online!

Due giorni di appuntamenti, due giorni per emozionarsi con la magia del codice. Una maratona di interventi tecnici, laboratori, incontri sull’innovazione e hackathon. Leggi il programma del venerdì 23 marzo e del sabato 24 marzo

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RAPPORTO 2009 DELL’OSSERVATORIO ITALIA DIGITALE 2.0

29 settembre 2009

CONFINDUSTRIA SERVIZI INNOVATIVI E TECNOLOGICI PRESENTA Il RAPPORTO 2009 DELL’OSSERVATORIO ITALIA DIGITALE 2.0
Comunicato stampa del 28 settembre 2009

• La Rete è “abitata” da meno del 50% degli italiani
• Banda Larga: il 92% delle linee è abilitata alla Banda Larga ma resta il DIGITAL DIVIDE soprattutto nelle aree e nei Distretti Industriali
• L’innovazione digitale nelle imprese ancora poco associata allo sviluppo del business
• I Comuni: molti contenuti informativi, poche procedure interattive
• Le Scuole: le tecnologie sono ancora fuori dalla didattica
• La Sanità: risparmi del 10% della spesa nazionale con l’uso delle tecnologie ICT e della telemedicina
• Nasce un Progetto Paese per l’ITALIA DIGITALE

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Il Presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Stefano Pileri, ha presentato oggi a Milano, alla presenza del Ministro Renato Brunetta, l’”Osservatorio Italia Digitale 2.0”, realizzato da Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici in collaborazione con il Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica.

Al Convegno sono intervenuti: Renzo Turatto, Gabriele Galateri, Ennio Lucarelli, Alberto Tripi, Paolo Angelucci, Andrea Ambrogetti, Diego Masi, Corrado Sciolla, Renato Ugo.

Il Presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Stefano Pileri, ha chiesto al Governo di “seguire il “fil rouge” che si ricava dal Rapporto 2009 Italia Digitale, elaborato con il Dipartimento, per recuperare il ritardo nell’offerta in rete di servizi pubblici e privati a cittadini ed imprese, sottolineando il fondamentale ruolo di stimolo che la pubblica Amministrazione ha nel loro sviluppo, al fine di migliorare nettamente le condizioni dei cittadini e delle imprese e portare consistenti risparmi alla spesa pubblica corrente”. Il Presidente prosegue sollecitando affinché “a fianco dello sforzo che il Paese sta compiendo per superare il “digital divide”, venga accelerata la realizzazione di infrastrutture di telecomunicazioni di nuova generazione per non incorrere in futuri ritardi”.

Ennio Lucarelli, Delegato della Presidente di Confindustria per le Tecnologie Digitali per le Imprese nel quadro di Industria 2015, propone di “avviare con urgenza un programma d’innovazione industriale italiano per lo sviluppo di piattaforme digitali a sostegno di Settori, Filiere, Distretti, Cluster, Reti d’imprese per aumentarne la produttività, ormai stazionaria da anni, e recuperare la caduta delle esportazioni sui mercati internazionali”.

Il focus dell’Osservatorio evidenzia la necessità di incrementare l’uso delle tecnologie on-line da parte di imprese e famiglie e di trasformare la Rete da strumento di comunicazione a interfaccia fondamentale per l’erogazione di servizi interattivi ai cittadini e alle imprese. Questa esigenza nasce dal ritardo che ancora esiste in Italia nell’utilizzo di Internet per lo sviluppo di una Società dell’Informazione e della Conoscenza.

Ecco i dati più rilevanti del Rapporto:

LA RETE È “ABITATA” DA MENO DEL 50% DEGLI ITALIANI
• Solo il 47% della popolazione tra 15 e 74 anni (21,6 milioni nel 2008) accede tramite internet ai servizi disponibili on-line;
• 1/3 delle aziende continua a non essere in rete, e tra le microimprese il tasso sale al 43%. La diffusione di piattaforme ICT di base (PC, banda larga, sito web, software) nella fascia di imprese sopra i 50 dipendenti vede l’Italia sostanzialmente allineata rispetto alla media dei 27 paesi UE;
In generale l’innovazione digitale è ancora poco associata alla possibilità di sviluppare il business;
• Collegamenti in mobilità: nella seconda metà del 2008 gli utenti connessi sono stati 6 milioni di individui, ovvero il 28% degli utenti internet a fine anno. L’utilizzo di internet mobile appare essere segmentato in due cluster principali: business users (imprenditori e dirigenti) e giovani (studenti).

BANDA LARGA: IL 92% DELLE LINEE È ABILITABILE ALLA BANDA LARGA MA RESTA IL DIGITAL DIVIDE SOPRATTUTTO NELLE AREE E NEI DISTRETTI INDUSTRIALI
Le famiglie italiane con connessione a internet in banda larga hanno superato nel corso del 2009 la soglia dei 10 milioni (comprese le famiglie connesse in mobile broadband).
Nonostante questo dato persiste un digital divide infrastrutturale che coinvolge ancora il 12% della popolazione. “Più pesante”, sostiene il Presidente Pileri, “è il ritardo infrastrutturale per le connessioni con velocità vicine ai 20 MB, di cui sono privi oltre 22 milioni di italiani. Per questo serve un forte sostegno pubblico agli investimenti infrastrutturali degli operatori, peraltro ben descritto e progettato nel Piano Banda Larga del Vice Ministro Paolo Romani”.
Il digital divide coinvolge anche aspetti socio demografici e culturali (quali età media elevata, nuova immigrazione, bassi redditi, bassa scolarizzazione). In questo senso la bassa alfabetizzazione informatica gioca un ruolo chiave: le famiglie dotate di un PC sono “appena” il 52%. È urgente promuovere politiche per l’alfabetizzazione digitale degli italiani.

I COMUNI: MOLTI CONTENUTI INFORMATIVI, POCHE PROCEDURE INTERATTIVE
Tutti i Comuni sono informatizzati, accedono a internet (nella maggior parte dei casi con collegamenti a banda larga) e in misura significativa (82%) hanno un sito web.
La digitalizzazione sembra essere avvenuta però soprattutto per questioni amministrative, per dialogare in rete con gli enti centrali della PA (Agenzia delle Entrate, Anagrafe, INPS, Camere di Commercio ecc.), mentre i servizi on-line per gli utenti sono ancora poco diffusi.
Il livello di interattività dei Comuni con i cittadini risulta ancora molto basso: l’offerta di servizi on-line è molto spesso limitata ai soli contenuti informativi, come accade per il 59% dei siti web dei Comuni. Il 37% dei Comuni consente invece di scaricare moduli e solo il 4% mette a disposizione applicazioni veramente interattive, quali l’avvio e/o conclusione di pratiche e pagamenti on-line.

LE SCUOLE: LE TECNOLOGIE SONO ANCORA FUORI DALLA DIDATTICA
Pur presentando una dotazione tecnologica di base di buon livello (internet 98%, banda larga 95%, sito 71% e intranet 67%) le scuole italiane sono ancora indietro nel processo di implementazione dei servizi alle famiglie e agli studenti: il 100% dà informazioni di carattere generale, ma solo il 2% consente pagamenti ed iscrizioni on line. Le tecnologie sono entrate nella scuola, ma più nell’amministrazione che nella didattica. In questo senso ci si attende molto dallo sviluppo dei contenuti scolastici digitali pensati per la rete. È auspicabile, ad esempio, la creazione un e-marketplace per i materiali didattici digitali (e-Book, Learning Object, Podcast ecc.), dove tali materiali possano essere valutati dagli insegnanti ed scaricati on-line dagli studenti dietro pagamento del costo della licenza d’uso. In tal modo si realizzerebbe un sistema win-win, in cui le famiglie ottengono risparmi sull’acquisto dei testi scolastici, stimabili in un 30% annuo, gli editori vengono remunerati per i materiali prodotti e l’Amministrazione promuove un forte processo innovativo nel sistema dell’istruzione.

LA SANITA’: RISPARMI DEL 10% DELLA SPESA NAZIONALE CON L’USO DELLE TECNOLOGIE ICT E DELLA TELEMEDICINA
Il mondo della sanità mostra livelli elevati di diffusione dell’ICT, più o meno per tutte le principali piattaforme: internet 100%; banda larga 98%, sito 84%, intranet 81%, cellulare 58% e sistemi di videocomunicazione 15%.
Tuttavia le opportunità offerte dalle reti in banda larga sono ancora poco sviluppate, soprattutto nella possibilità di effettuare on-line prenotazioni, pagamenti e ritiro esami.
Con la diffusione della telemedicina, digitalizzando servizi di monitoraggio dedicati ad alcune tipologie di malati, ad esempio diabetici e cardiopatici (che attualmente non vengono forniti in modalità remota) si potrebbero ottenere benefici e risparmi stimati, che, secondo i confronti internazionali, partono dal 2% circa della spesa sanitaria nazionale fino ad arrivare al 10%.

NASCE UN PROGETTO PAESE PER L’ITALIA DIGITALE
Occorre realizzare un Progetto Paese sistemico, che coinvolga domanda e offerta, indirizzato a superare, progressivamente ma con tempi definiti, il ritardo digitale di tutte le componenti della società civile.
Un driver fondamentale sarà l’erogazione via via sempre più completa dei servizi on-line della pubblica amministrazione (switch over) a partire dalle richieste delle fasce più avanzate di utenza e affiancando ad internet servizi di sostegno per le fasce più deboli della popolazione (centri di assistenza).
Maggiori investimenti nelle reti broadband e una più ampia diffusione di nuovi servizi innovativi permetteranno ad aziende, istituzioni pubbliche e società civile di recuperare efficienza, di sviluppare nuovi prodotti/servizi e di incrementare quindi la produttività ormai ferma da anni.
In questa direzione vanno il progetto e-government 2012 del Ministro Brunetta ed il già citato Piano Banda Larga i quali debbono trovare veloce attuazione tramite le necessarie risorse economiche.

IL RUOLO DEI SERVIZI INNOVATIVI E TECNOLOGICI PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA
Il Settore conta circa 1 milione di imprese e 2,5 milioni di addetti, con un volume di affari di circa 350 miliardi di euro. Una crescita nell’ultimo quinquennio del 33% in termini di investimenti, pari a circa 24 miliardi l’anno, e del 20% in termini di occupati. La crisi economica che ha coinvolto finora circa 100mila addetti non impedisce a questo settore di esplicare un importante effetto moltiplicatore, pari a 2,38, su tutto il sistema economico italiano.
Il valore aggiunto prodotto direttamente dai Servizi Innovativi e Tecnologici è pari al 13% del PIL, ma raggiunge il 30% se si valuta il contributo indiretto fornito agli altri settori dell’economia.

Per informazioni alla stampa: Antonio Di Raimondo Tel. 06.421401 – info@confindustriasi.it

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general, hotnews

ViVo Portable USB fa parlare il computer

25 settembre 2009

Lo rispedisco cosi’ come mi e’ arrivato

5 – ViVo Portable USB fa parlare il computer

Una suite portable unica nel suo genere che rende parlante il computer. Pagine WEB, testo, documenti, posta elettronica, programmi, finestre, ecc.. vengono letti da qualsiasi computer in cui inseriamo la chiavetta. Non serve l’installazione e non sporca il registro. Questo e tanto altro con un click del mouse

Proprio per quest’ultima novità chiedo, fiducioso, il tuo aiuto. Riporto quanto pubblicato e capirai perfettamente il perché della mia richiesta d’aiuto:

….La scuola per il sociale. In sintonia con la nostra politica di diffusione del software libero, open source e free, abbiamo realizzato questa splendida suite gratuita, grazie al lodevole lavoro di Silvio (Ylvo COMPANY). Essa racchiude, in uno, numerose applicazioni indispensabili a quanti hanno problemi di vista (ipovedenti, non vedenti, dislessici, ecc…) o a quanti vogliono, per qualsiasi motivo, che il computer legga tutto quanto visualizzato sullo schermo. ViVo presenta numerose caratteristiche e funzionalità, indicate nel seguito, ma quella che lo rende unico al mondo, oltre che avere tutto a portata di click, è la portabilità. Inserendo ViVo in una chiavetta USB possiamo averlo disponibile su qualsiasi computer. Pensate ad un ipovedente che sia fuori dalla propria abitazione: con ViVo avrà la possibilità di potere usare il computer degli altri, ovunque (amici, vacanze, internet point, uffici pubblici, scuole, ecc..). ..

….Aiutateci ad aiutarli. Spesso troviamo delle applicazioni, seppure settoriali, che si rivolgono alle persone che hanno problemi di vista o di lettura, ma sovente si tratta di software commerciale e molto caro. Noi crediamo che queste persone, che hanno già subito tanto, dalla vita, non debbano affrontare anche costose spese per potere utilizzazione il computer che è, ormai diventato, un bene di “prima necessità”. Per questo motivo la suite ViVo, che riunisce molte applicazioni libere e/o free, è completamente gratuita. Vi preghiamo caldamente di aiutarci per aiutare chi ha bisogno di ViVo. L’aiuto che chiediamo non è economico ma di diffusione. Avrete notato che il nostro sito scolastico (Istituto Statale) è no-profit, privo di qualsiasi forma di pubblicità commerciale e non chiediamo mai, a nessuno, neppure un centesimo. Per questo vi chiediamo di diffondere la notizia dell’esistenza di ViVo senza remore e senza perplessità. Una scuola pubblica è garanzia di serietà. Aiutateci semplicemente parlandone con gli amici e conoscenti, inserendo articoli nel siti e nei blog, proponendo ViVo nei forum, nei social network, ecc.. Insomma, aiutateci con ogni mezzo a diffondere ViVo per aiutare quanti ne hanno bisogno. Questo l’aiuto che vi chiediamo e vi ringraziamo anticipatamente…”

Dopo aver letto sopra, sono più che convinto di potere contare su di te. Se vuoi contattare Silvio (autore di ViVo e di tutto il nostro software portable) per suggerimenti su ViVo o per chiarimenti, puoi utilizzare l’indirizzo e-mail: progettovivo@gmail.com che è quello del blog che abbiamo aperto proprio per ViVo ( http://progettovivo.blogspot.com/ ).

Un grazie di cuore anticipato ed un abbraccio, Antonio.

—-

Antonio Cantaro

http://www.istitutomajorana.it

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general

Ubuntu equivale a Windows. Lo dice Microsoft

20 giugno 2007

Un utente Ubuntu racconta come sia riuscito ad aggirare il sistema di
sicurezza Windows Genuine Advantage facendo passare la propria copia di
Ubuntu come un Windows originale. E tutto senza particolari trucchi
Prosegui la lettura…

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