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Archivio per la categoria ‘distribuzioni’

Come aggirare l’autenticazione su alcuni sistemi Linux?

17 novembre 2016

space-19070_640Aggirare le procedure di autenticazione su alcuni sistemi potrebbe rivelarsi un gioco da ragazzi: semplicemente tenendo premuto il tasto Invio per circa 70 secondi è possibile aprire una Shell con privilegi di Root ed ottenere il controllo remoto completo della macchina.

Il problema è legato ad una vulnerabilità di , codificata come CVE-2016-4484, nella implementazione dell’utility cryptsetup.

La falla è stata scoperta dai ricercatori di sicurezza spagnoli Hector Marco e Ismael Ripoll e ne sono affette alcune tra le principali distribuzioni Linux, comprese Debian, Ubuntu, Fedora, Red Hat Enterprise Linux (RHEL), e SUSE Linux Enterprise Server (SLES). Milioni di utenti Linux sono quindi potenzialmente a rischio.

Una vulnerabilità in cryptsetup, precisamente negli script che sbloccano la partizione di sistema cifrata quando è protetta usando LUKS (Linux Unified Key Setup).” riporta l’advisory di sicurezza pubblicato dagli esperti.

Vediamo cosa accade nella realtà. Lo script affetto dalla falla fornisce all’utente una Shell quando questi raggiunge un numero specifico di tentativi errati. L’intento è quello di consentire la risoluzione di eventuali errori, tuttavia tale Shell è istanziata con privilegi di Root con ovvie ripercussioni sulla sicurezza della macchina. In realtà i dati presenti sulla partizione cifrata sono ancora criptati, ma la restante parte del sistema è alla mercé dell’attaccante.

Gli attaccanti possono copiare, modificare o distruggere l’hard disk così come esfiltrare dati attraverso la rete. Questa vulnerabilità è particolarmente grave in ambienti come gli ATM, macchine in uso negli aeroporti, laboratori, etc., ovvero là dove l’intero processo di boot è protetta (password nel BIOS e GRUB).

Il bug risiede nella modalità in cui l’utility cryptsetup gestisce il processo di decifratura mediante password all’avvio del sistema, processo che contempla possibili errori di immissione da parte dell’utente.

Anche se l’utente ha esaurito tutti i 93 tentativi di immissione della password, si vedrà quindi presentare una Shell. Con diritti di Root.

Semplicemente tenendo premuto il tasto Invio per più o meno 70 secondi l’utente avrà accesso a tale Shell (initramfs) che gli permetterà di accedere al file system locale. La cattiva notizia è che il difetto è anche sfruttabile in remoto dagli attaccanti: questo è il caso dei servizi basati su cloud in esecuzione su macchine Linux, che potrebbero essere prese di mira dagli hacker.

Gli esperti hanno sottolineato il fatto che in ogni caso l’attaccante non è in grado di accedere ai contenuti del disco criptato, mentre sono abilitati all’esecuzione delle seguenti operazioni:

  • elevare i privilegi
  • accedere alle informazioni sulla macchina non cifrate
  • interferire con il corretto funzionamento della macchina.

Al fine di risolvere il problema, è necessario verificare la disponibilità di una patch. Il problema può essere semplicemente risolto anche modificando il file /scripts/local-top/cryptroot al fine di limitare il numero di tentativi di password e interrompere la sequenza di avvio quando viene raggiunto il numero massimo previsto.

linux

È possibile aggiungere i seguenti comandi per la configurazione di avvio:

sed -i ‘s / GRUB_CMDLINE_LINUX_DEFAULT = “/ GRUB_CMDLINE_LINUX_DEFAULT =” panic = 5 /’ / etc / default / grub grub-install

Alla prossima!

Pierluigi Paganini

Fonte: http://www.techeconomy.it/2016/11/17/come-aggirare-autenticazione-su-sistemi-linux/

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[GUIDA] Rimuovere i vecchi kernel da Ubuntu

19 giugno 2016

Kernel-linuxDustin Kirkland, di Canonical, ha reso noto un semplice metodo per rimuovere i vecchi kernel da Ubuntu Linux, andando a liberare un sacco di spazio sul disco.

Ubuntu va a salvare sulla partizione dove è stato installato anche i vecchi kernel, i quali non vengono rimossi ogni volta che si aggiorna ad una nuova versione. E’ pertanto probabile che dopo mesi (o anni) di utilizzo questo fatto vada a ridurre, e di molto, lo spazio libero sul vostro disco.

Se siete dei ‘beginner’ vi starete chiedendo chi occupa tutto il vostro prezioso spazio sul nuovissimo SSD appena acquistato, ora vediamo come risolvere il problema alla radice.

Per chi usasse la funzione “apt-get autoremove” vi ricordo che essa fa del suo meglio per rimuovere i pacchetti inutili ma con i kernel il risultato non è assicurato.

Rimuovere i vecchi kernel e liberare spazio

Esiste un tool, chiamato ‘purge-old-kernels‘, creato da Kirkland. E’ tutto cio’ che vi serve per rimuovere il noiosissimo messaggio che vi comunica l’assenza di spazio in /boot.

Tra l’altro, mantenere sul disco queste vecchie versioni dei kernel precedentemente utilizzati, potrebbe anche andare a creare conflitti e impedire l’installazione delle nuove versioni. Il software ‘purge-old-kernels’ è disponibile nel repository di Ubuntu 16.04 LTS (Xenial Xerus), precisamente nel byoubu package.

Per installarlo aprite il terminale e fate un copia incolla dei seguenti comandi:

  1. sudo apt install byobu
  2. sudo purge-old-kernels
Il primo vi permette di installare il byobu package poi andrete a eseguire il software coi privilegi d’amministratore per rimuovere i vecchi kernel. E’ importante eseguirlo come root.
Una volta lanciato il programma impiegherà un lasso temporale strettamente legato allo stato del pc nel momento dell’esecuzione. Se è tanto tempo che non formattate il sistema e avete provato diversi kernel l’attesa sarà certamente più lunga.
Purge-old-kernels è anche disponibile per le altre versioni di Ubuntu nella relativa pagina di GitHub.
purgeoldkernels

Lo sviluppatore si è mostrato lungimirante, il programma infatti non elimina tutte le versioni antecedenti al kernel che state utilizzando: mantiene sul disco le ultime due in ordine di tempo. Questo vi aiuta nel caso si presentino problemi di boot con la nuova versione del kernel in uso.

Purge-old-kernels è un software libero e rilasciato con la licenza GNU, è pertanto possibile ridistribuirlo o modificarlo per migliorarlo.

Se poi ora vi state chiedendo perchè sia necessario ricorrere a un software esterno quando in altre distribuzioni (come Linux Mint, ad esempio) la rimozione dei vecchi kernel viene gestita in modo molto più leggero e intuitivo dall’update Manager la risposta è semplice: chiedete a Canonical!

Matteo Gatti

P.S.: Su Ubuntu 14.04 bisogna installare “bikeshed” e poi dare “purge-old-kernels”.

Fonte: http://www.lffl.org/2016/06/guida-rimuovere-vecchi-kernel-ubuntu.html

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Alfabeto Open: N come NethServer

26 aprile 2016

girl-1252760_1280“Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni;
e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita” 

William Shakespeare

Oggi narriamo una storia.

Inizia da un “coltellino svizzero” molto valido, che avremo modo di apprezzare descrivendo le sue caratteristiche e la sua utilità. Ma il resto del racconto, soprattutto il finale, quello in parte è ancora da scrivere…e spero che lo scriveremo noi.

Procediamo con ordine, allora.

C’era una volta un gruppo di 3 amici, giovani appassionati di Linux e di informatica, che nel 2003 fonda un’azienda marchigiana, la Nethesis. La loro idea è chiara: semplificare e standardizzare progetti open source complessi, per creare prodotti alla portata di tutti. Su questo obiettivo muovono il loro modello di business.

Si affianca via via il contributo di altre persone e la realtà iniziale cresce con forza e positività, la stessa che purtroppo uno dei tre soci iniziali è costretto a lasciare in eredità, dopo la sua prematura scomparsa nel 2008.

Nel 2010 nasce la community del progetto NethServer, che da vita all’omonima distribuzione Linux. La distribuzione è libera, in quanto lo sviluppo è rilasciato sotto licenza GPL3, e diventa la base su cui l’azienda marchigiana (parte integrante della community) offre i suoi prodotti aggiuntivi.

NethServer è una distribuzione “all-in-one”, cioè offre molti servizi modulari su un solo server, ed è basata su CentOS (quindi compatibile Red Hat Enterprise Linux).

È dedicata alle piccole e medie imprese, ma come vedremo è anche molto utile a scuola.

Questi i suoi punti di forza: è semplice da configurare tramite un’interfaccia web moderna e dinamica, che rende non necessarie le competenze Linux per la sua amministrazione (così come rende praticamente impossibile comprometterne il funzionamento). Ha un’installazione semplificata e tanti moduli già pronti, installabili con un click, coprendo una serie numerosissima di necessità come:

  • Directory condivise per reti Windows e Linux (basato su SAMBA).
  • Primary Domain Controller e Workstation (gestione centralizzata degli utenti)
  • Firewall (basato su Shorewall)
  • Web Filter e Antivirus (per la protezione ed il filtraggio dei contenuti della navigazione web, basato su Squid, ClamAV antivirus e SquidGuard URL blacklist)
  • HotSpot (captive portal per la gestione degli accessi Wi-Fi con relativa autenticazione)
  • Groupware (gestione calendario ed agenda indirizzi condivisi, attraverso il web browser, lo smartphone ed i tablet oppure attraverso client email come Thunderbird, basato su SOGo)
  • Cloud privato (fornisce accesso universale ai file via web da computer e dispositivi mobili, basato su ownCloud)
  • Dashboard NethGUI (utilizzo di cruscotti grafici per il controllo delle funzionalità)
  • Bandwidth, Latency Monitor and Packet LossMonitor (monitoraggio della larghezza di banda, del consumo di banda e della qualità del collegamento Internet)
  • Full Data Backup e Supporto a UPS (backup di tutti i dati del server e delle configurazioni e funzioni di supporto/monitoraggio del gruppo di continuità elettrica connesso al server)
  • …e molto altro

Insomma, NethServer offre molto più di un valido aiuto per risolvere a livello centralizzato le problematiche tipiche della gestione degli utenti in rete, che non sono propriamente banali.

Fin qui tutto chiaro?

Entra in questo punto del racconto un’altra storia, che si intreccia con la precedente. Protagonista un altro gruppo di amici, giovani appassionati di Linux e di informatica, che si raccoglie attorno ad una associazione: il Linux Users Group di Bergamo.

Anche loro hanno un’idea chiara: semplificare al massimo la gestione dei laboratori informatici a scuola da parte dei professori, rendendo la manutenzione del tutto autonoma (e la scuola tecnicamente indipendente).

Loro sono un’associazione no-profit, come i numerosissimi GNU/Linux Users Group sparsi in tutta Italia, e stanno cercando una soluzione utile alle scuole, sostenibile e libera, come è nel loro scopo sociale e nel loro DNA di associazione.

LugMap_Italia

Si mettono quindi nei panni dell’utente finale, tenendo conto del fatto che le scuole per l’infanzia, le primarie e le secondarie di primo grado non hanno personale tecnico IT di supporto, ed intuiscono che la manutenzione del laboratorio dovrà essere alla portata di chiunque (o quasi).

Nasce così il progetto Linux va a scuola”, subito applicato con successo presso l’Istituto Comprensivo “Mastri Caravaggini” di Caravaggio (BG) e presso l’Istituto Comprensivo “Gabriele Camozzi” di Bergamo.

La scelta tecnica ricade proprio su NethServer, a cui però aggiungono altre funzionalità indispensabili, come:

  • l’installazione e la configurazione semi-automatica dei PC client, che attraverso l’utilizzo di PXE Boot e di Ansible, consente di ottenere l’autoriparazione (!) delle postazioni. Grazie a questa soluzione, ogni postazione riceve via rete dal server del laboratorio quanto necessita per il ripristino totale del sistema operativo (Edubuntu) e delle numerose applicazioni (come LibreOffice), applicando automaticamente le configurazioni necessarie e senza intervento da parte dell’operatore
  • la gestione centralizzata lato server degli applicativi e degli aggiornamenti su tutti i PC client (si definisce a livello centralizzato cosa installare e cosa rimuovere)
  • la mappatura in automatico della home dell’utente (pam_mount) nella gestione dei profili utente (roaming profiles), salvati sul server ed accessibili da ogni postazione: in pratica, ogni studente ha le proprie credenziali di accesso (gestite a livello del server con funzione di Domain Controller) che può utilizzare su qualunque PC del laboratorio, trovando sempre il suo “ambiente”, cioè i suoi documenti e le sue impostazioni. Grazie inoltre alla condivisione delle cartelle di rete, non c’è più bisogno della classica chiavetta USB che gira per la classe per poter condividere documenti
  • l’integrazione dell’applicativo Epoptes, che permette la gestione di tutti i PC del laboratorio consentendo assistenza remota di un PC, la diffusione del proprio schermo su tutti i PC (o solo su quelli selezionati, ad esempio per mostrare i contenuti di una lezione), l’accensione e lo spegnimento di tutti i PC… e molto molto altro.

Va detto, inoltre, che il progetto è stato ben disegnato con un’architettura funzionale, flessibile e scalabile, individuando una release “master” (una struttura di base comune, pubblicata su GitHub) da cui derivare tutte le diverse installazioni e configurazioni (branch) per le diverse esigenze.

Attraverso Vagrant si ha l’opportunità di ricreare in locale l’intera installazione, anche solo per testare comodamente il progetto in una macchina virtuale (ad esempio con Virtualbox), magari prima di metterlo in produzione.

Ciò non bastasse, i ragazzi del LUG di Bergamo prevedono che il metodo di “migrazione” ai loro laboratori informatici liberi contempli:

  • il Corso base, che ha come destinatari tutti i docenti che utilizzeranno il laboratorio
  • il Corso tecnico, i cui destinatari saranno i responsabili del laboratorio
  • il Corso su LibreOffice, curato in collaborazione con l’associazione LibreItalia

Bene.

Ed ora, come ricorderete, veniamo al finale del racconto.

Secondo voi come va a finire?

In coerenza con l’aforisma iniziale, io lo immagino senza dubbio così.

  1. Alcuni LUG italiani, meno “pigri” e più capaci tecnicamente, intuiscono la portata del progetto e capiscono (anche) di poter dare una mano alle scuole locali. Raccolgono dunque la sfida e si mettono in contatto con Emiliano Vavassori e Paolo Finardi del BgLUG, scrivendo a info@bglug.it. Si crea così un primo gruppo scelto e distribuito di LUG sul territorio nazionale (ma non solo LUG, le associazioni che si occupano di software libero sul territorio sono davvero tante!);
  2. nasce un blog per raccontare questa nuova avventura. Iniziano i lavori ed il Bergamo LUG trasferisce al gruppo iniziale le proprie competenze tecniche e metodologiche sull’implementazione del progetto. C’è un preciso e duplice obiettivo primario: creare una buona pratica di riuso replicando l’esperienza su una scuola del proprio territorio e, contemporaneamente, restituire al progetto originale i primi miglioramenti (arricchimento della documentazione tecnica, correzione di eventuali bug e apporto di miglioramenti tecnici al modello, aumento della maturità generale ecc.);
  3. il gruppo realizza i primi casi di successo distribuiti, grazie anche ad una delicata attività di supporto e coordinamento di Bergamo, documentando e condividendo le attività svolte nel blog, in modo che chiunque possa rimanere informato, quasi in tempo reale, dell’intero percorso;
  4. il progetto “linux va scuola” diventa best practice nazionale, pronto per essere replicato con semplicità grazie alla documentazione completa e libera, pubblicata dal progetto e dalle prime buone pratiche di riuso appena raccolte;
  5. qualsiasi scuola che abbia intenzione di realizzare a sua volta il progetto presso la propria sede può provare a farlo da sola, attraverso personale al proprio interno o con l’aiuto di  un’associazione locale o di genitori volenterosi, oppure può decidere di avvalersi del supporto esterno di professionisti, rivolgendosi al mercato (anche MePA – Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione) e trovando offerte per i servizi richiesti.

Il finale: in moltissime scuole ci ritroviamo dei laboratori liberi ed efficienti, per la gioia dei nostri figli e dei loro docenti (la rima è venuta casuale, tant’è che ironicamente la lascio così).

Fine della storia.

Per come la vedo io, ci sono due possibilità:

o si lascia questa bellissima esperienza isolata in provincia di Bergamo, oppure si sposa il progetto e si contribuisce, per poterne anche usufruire positivamente su altri territori e su altre scuole.

Quest’ultima ipotesi mi sembra né più né meno una coerenza con il vero spirito delle community e con l’essenza stessa delle associazioni di software libero, che infatti proprio ora sono chiamate a fare il primo passo in avanti. Arrivati con successo al punto 3 di cui sopra, è sicuro che il progetto non lo ferma nessuno.

Quindi che si fa? Si parte?

Io intanto coinvolgo il LUG di Perugia, e voi?

bglug-1024x683Andrea Castellani

Fonte: http://www.techeconomy.it/2016/04/26/alfabeto-open-n-nethserver/

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Grazie Ian

31 dicembre 2015

Ian_Murdock“Non ho paura di morire, in qualsiasi momento capiterà, non m’importa… Perché dovrei aver paura di morire? Non ce n’è ragione, prima o poi te ne devi andare.” (“The Great Gig in the Sky”, Album “The Dark Side of the Moon” – Pink Floyd)

Muore , il padre di Debian.

Molto si scriverà sulle cause e sulle circostanze, ancora non del tutto chiare, che aggiungono tristezza e amarezza alla sua scomparsa. Chiedo venia, non mi soffermo su questo.

Molto altro si scriverà sulle origini del nome della distribuzione, sulla sua storia. Molti tweet, molti post sui blog. E’ del tutto legittimo.

Una parte del mondo ieri è rimasta letteralmente senza fiato davanti a questa notizia.

Appartengo a quella parte del mondo, insieme a molti altri, ma come se si trattasse della scomparsa di un amico caro, piuttosto sento la necessità solo di tornare indietro con i ricordi e di sospendere un poco nel tempo questo amaro momento.

Nelle community open source ognuno di noi ha la propria distribuzione GNU/Linux preferita. Quindici anni fa si discuteva con molta passione su questo argomento, direi ben più di oggi: chi preferiva la purezza tecnica della Slackware, chi la garanzia e compatibilità Red Hat, altri l’ottimizzazione della Gentoo, oppure il supporto della Suse… Altri preferivano .

Non era una questione di “fedeltà” all’una o all’altra distribuzione, come se si trattasse della squadra del cuore. Piuttosto era “sentire” una determinata distribuzione, non solo come quella adatta allo scopo per cui doveva essere utilizzata (desktop, server ecc.), ma anche come quella più o meno aderente alla propria filosofia, al proprio carattere.

Debian è la distribuzione più importante del mondo ed il merito di aver compiuto il primo passo di questa meraviglioso cammino è tutto dell’allora ventenne(!) Ian Murdock.

Lo dico ora con un pizzico di presunzione, una determinazione maggiore rispetto a quella che usavo nelle disquisizioni che si tenevano molti anni fa. E non solo perché la storia ci ha inequivocabilmente dimostrato che Debian sia la mamma del più alto numero di distribuzioni figlie (compresa la usatissima Ubuntu, basta guardare questo grafico e notare da sinistra a destra il peso di ciascuna di esse).

Ciò che mi va di fare oggi insieme a voi, quindi, è ricordare il manifesto Debian, scritto da Ian nel gennaio 1994, e che vi invito caldamente a leggere (o rileggere dopo svariati anni, per qualcuno di noi).

E’ solo per questo manifesto che molti, moltissimi, compreso il sottoscritto, hanno inequivocabilmente adottato Debian come la propria distribuzione.

Scriveva Ian:

Debian Linux è un tipo del tutto nuovo di distribuzione Linux. Invece di essere sviluppata da una persona o da un gruppo singolo, come sono state sviluppate in passato le altre distribuzioni Linux, Debian è sviluppata apertamente secondo lo spirito di Linux e di GNU. Lo scopo principale del Progetto Debian è finalmente quello di creare una distribuzione che sia degna di Linux. Debian è realizzata attentamente e coscienziosamente e sarà mantenuta e supportata con la stessa cura.
[…]
Il processo di creazione di Debian è aperto per assicurare che il sistema ottenuto sia della più alta qualità e rifletta le esigenze della comunità degli utenti. Coinvolgendo altre persone, con un ampio bagaglio di capacità e conoscenze, Debian è in grado di svilupparsi in maniera modulare.

Parole che rapiscono subito.

Si afferma non solo lo spirito di un uomo, ma il vero spirito della community, che si impegna solennemente a dare vita, tutti insieme, a questo progetto meraviglioso, un sogno che al tempo sembrava inarrivabile: una distribuzione GNU/Linux aperta, mantenuta, curata, attraente, facile da usare, totalmente libera e diffusa in ogni dove. Scusate se è poco: letteralmente una rivoluzione.

Prosegue ancora Ian sul modo in cui distribuire Debian:

È anche il tentativo di creare una distribuzione non commerciale che sia in grado di competere effettivamente sul libero mercato.
[…]
Una tale distribuzione è essenziale per il successo del sistema operativo Linux sul libero mercato e deve essere realizzata da organizzazioni in posizione tale da promuovere e sostenere con successo il software libero senza la pressione di profitti o rientri.
[…]
Con il semplice fatto che distribuirà Debian, viene inviato al mondo il messaggio che Linux non è un prodotto commerciale e non lo sarà mai, ma questo non significa che Linux non potrà competere commercialmente.

Qui il taglio netto di Debian: l’indipendenza e la libertà del progetto e l’ingresso come no-profit nel mercato mondiale. Caratteristiche che il progetto ha mantenuto con impegno e serietà.

Conclude infatti Ian nel suo manifesto:
È arrivato il momento di concentrarsi sul futuro di Linux, piuttosto che allo scopo distruttivo di arricchirsi a spese dell’intera comunità Linux e del suo futuro. Lo sviluppo e la distribuzione di Debian potrebbero non essere la risposta ai problemi che ho descritto nel Manifesto, ma spero che servirà almeno ad attirare l’attenzione su queste problematiche abbastanza per permettere che vengano risolte.

A mio avviso esiste oggi un modo del tutto sostenibile di fare business con l’open source e le parole di Ian su questo punto possono suonare come radicali ed oltranziste, per certi versi in analogia a quelle di Richard Mattew Stallman, che proprio in quegli anni fondava la Free Software Foundation.

Piuttosto, il progetto Debian ha efficacemente controbilanciato il modello mondiale di produzione e distribuzione del software, ridando vita e realizzando i principi stessi delle community.

Il mondo Linux non sarebbe stato lo stesso senza Ian, che con capacità, lungimiranza ed altruismo ha aggregato una comunità di persone imponente e legata da ideali comuni, a cui ha dato voce, risposta alle esigenze e libertà. E molti di questi utenti, compreso il sottoscritto, non sarebbero gli stessi. Ne ho assoluta consapevolezza.

Oggi Debian dunque rappresenta molto più di un semplice Sistema Operativo: viene liberamente distribuita con oltre 43000 pacchetti, programmi già compilati e impacchettati in modo tale da permettere installazioni facili in ogni dove.

Grazie Ian, grazie di tutto. Solo questo.

Andrea Castellani

Fonte: http://techeconomy.it/2015/12/31/grazie-ian

Annuncio di Debian su comp.os.linux.development: https://groups.google.com/forum/#!msg/comp.os.linux.development/Md3Modzg5TU/xty88y5OLaMJ

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Password dimenticata in Ubuntu: come resettarla?

24 novembre 2015

220px-Standard-lock-keySe avete installato sul vostro PC un Sistema Operativo libero, come GNU/Linux Ubuntu, può accadere di dimenticare la password di accesso dell’utente.

Si può effettuare un reset della password, scegliendo dal menu che compare all’avvio del proprio PC (se non appare, premete ripetutamente il tasto ESC appena acceso), la voce intitolata “Opzioni avanzate per Ubuntu” e poi la seconda partendo dall’alto, che termina con “recovery mode” (modalità ripristino).

Fatto ciò il sistema mostrerà un menu: scegliere “clean – Prova a liberare spazio” per avviare il processo di pulizia del sistema, il quale farà passare il filesystem da “sola lettura” a “lettura/scrittura”.

Al termine della procedura di pulizia (rispondete sempre in modo positivo ai messaggi), quando il menù riapparirà, scegliere “root – Passa a una shell con i privilegi di root”.

Al prompt “#”, per vedere il nomeutente a cui occorre settare la password, digitare:

ls /home

Successivamente, per effettuare il reset effettivo, digitare:

passwd nomeutente

Inserire la nuova password (2 volte) e, al termine, digitare:

reboot

per riavviare il proprio PC.

 

Fonte: http://pxel.blogspot.it/2015/11/password-dimenticata-in-ubuntu-come.html

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Storie di successo: Ubuntu nella scuola media Fracassetti-Betti di Fermo

27 aprile 2011
Dalla newsletter italiana Ubuntu: “Un nuovo felice caso di adozione di Ubuntu nelle scuole si è concretizzato a Fermo, presso la Scuola Media Fracassetti-Betti, dove il nostro sistema operativo preferito equipaggia da pochi giorni i computer dell’aula multimediale dell’Istituto, a disposizione di docenti e alunni.
L’iniziativa è nata da un’idea del prof. Cristian Minnucci, docente di Matematica e Scienze e utente di Software Libero, che ha proposto un progetto di riorganizzazione del parco informatico già a disposizione della scuola, comprensivo di computer più e meno obsoleti, ormai in disuso e parzialmente non più funzionanti. Il Dirigente Scolastico, il prof. Carlo Verducci, ha accolto con entusiasmo la proposta e da lì, grazie alla collaborazione con il FermoLUG ( http://www.linuxfm.org/ ), che ha fornito assistenza tecnica per i lavori, nel giro di alcune settimane si è proceduto a fare un inventario dell’hardware ancora funzionante, ad assemblare i computer, e infine ad installare e configurare Ubuntu 10.04 LTS e la rete locale.
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I filmati di ubuntu@fermo

23 marzo 2011

Ecco finalmente pubblicati i video degli interventi di ubuntu@fermo.

Sono in tutto sei video, uno per ogni talk della giornata/evento.

 

 

Programma dei talk di Sabato 22 Gennaio 2011:
15:30 Saluto del Presidente del FermoLUG – Paolo Silenzi (FermoLUG)
15:40 Introduzione al Software Libero – Paolo Sammicheli (Ubuntu Member)
16:10 Un libro per tutti: presentazione di “Ubuntu Linux 10.10” Hoepli editore – Flavia Weisghizzi (Ubuntu Member), Luca Ferretti (Ubuntu Member)
16:40 Debunking Ubuntu myths: 10+1 miti su Ubuntu (e non solo) da sfatare – Andrea Colangelo (Ubuntu Developer)
17:10 Break
17:30 Donne@Ubuntu: sì, ci siamo anche noi! – Silvia Bindelli (Ubuntu-it Member), Flavia Weisghizzi (Ubuntu Member)
18:00 Ubuntu Opportunistic Development… eh? Meta-Presentazioni con Python… ah! – Andrea Gasparini (Ubuntu Developer)
18:30 Trepuntozero: un piccolo passo per lo GNOMO… – Milo Casagrande (Ubuntu Member), Luca Ferretti (Ubuntu Member)

 

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