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Archivio per la categoria ‘scuola’

Prendilo, è gratis (la prima volta)

15 febbraio 2016

Image of business objects with businessman hand signing contract near byNegli ultimi tempi stiamo assistendo a uno strano fenomeno: grandi colossi dell’industria informatica regalano prodotti software e servizi alle scuole. Microsoft ha messo in campo il suo Office 365 Education, Google il suo Google for Education. Apple è un po’ più in difficoltà: essendo di fatto un produttore di hardware (computer, smartphone e tablet) deve associare l’uso dei suoi software e servizi all’acquisto dei dispositivi. Comunque ha messo in piedi il suo programma di sconti per scuole e studenti, e in molti istituti è giunto persino a regalare l’hardware pur di sottrarre quote di utenti alla concorrenza. Le offerte sono sostanzialmente identiche: disponibilità di un account utente individuale, che permette l’utilizzo di programmi per la produzione di contenuti (testi, fogli di calcolo, presentazioni) che funzionano “in cloud” (girano cioè su computer remoti di proprietà del fornitore dei servizi, mentre l’utente vi accede da un browser, come fossero una pagina web), di spazio per la memorizzazione dei file e la condivisione in rete, di servizi di posta elettronica e messaggistica istantanea eccetera.

Sembra bello, e sembra trovare molto gradimento negli ambienti scolastici, ad esempio tra i cosiddetti “animatori digitali” delle scuole.

Animatori-DigitaliInvece non lo è affatto. Si tratta anzi di un fenomeno alquanto preoccupante.

La prima domanda da porsi è: perché? Che cosa spinge queste aziende a regalare alle scuole questi prodotti e servizi?

Esistono in proposito due correnti di pensiero: una, forse un po’ fantasiosa e idealista, che attribuisce il “dono” alla filantropia e a una vera attenzione e preoccupazione delle aziende per la formazione scolastica delle nuove generazioni; l’altra, forse più cinica e realista, che ritiene si tratti soltanto di una strategia di marketing volta a creare familiarità e abitudine (fino all’assuefazione) all’uso di strumenti proprietari fin dalla giovane età. Una sorta di imprinting per cui, una volta cresciuti ed inseriti in un contesto lavorativo, gli utenti sentano la necessità di dover usare i medesimi strumenti – stavolta non più gratuiti – che sono a quel punto gli unici che si sanno usare, o comunque i preferiti perché acquisiti per primi. Ognuno è libero di formarsi una propria opinione in merito, ma per avere un quadro completo bisogna aggiungere alcune considerazioni:

  • la cronica carenza di fondi statali destinati alle infrastrutture scolastiche (gli strumenti informatici per la didattica lo sono, al pari delle lavagne e delle sedie), unita alle linee tracciate dall’attuale Codice per l’Amministrazione Digitale, che privilegiano soluzioni basate su e formati di file standard aperti, ha innescato nel mondo della un fenomeno virtuoso di progressivo passaggio da soluzioni proprietarie a soluzioni . Ottenendo almeno un paio di benefici: il primo è la liberazione di risorse fino ad allora riservate al pagamento di licenze d’uso di software, da destinare ad esempio alla formazione su tematiche specifiche, ad esempio quelle legate alle tecnologie digitali; il secondo è l’avvio di buone pratiche di produzione, diffusione e scambio di file in formati standard aperti.

In termini più semplici: negli ultimi anni una marea di istituti scolastici hanno abbandonato, per esempio, Microsoft Office e la sua giungla di versioni e hanno installato LibreOffice sui computer ad uso dei docenti e degli studenti, che possono tranquillamente installarlo anche nei propri e scambiare file prodotti in un unico formato standard ISO, il formato ODF, mediante una semplice ed economica chiavetta USB, ormai dotazione corrente negli astucci dei ragazzi. La cosa evidentemente si è saputa e deve aver causato più di un mal di pancia e la necessità di prendere contromisure;

  • è in atto ad opera del Governo una revisione del Codice per l’Amministrazione Digitale che molti esperti di questa materia giudicano insoddisfacente per più di un motivo, tra cui la perdita di valore di concetti fondamentali come interoperabilità e cooperazione applicativa, e l’apparente indifferenza verso l’uso di formati standard aperti per i file.

Messi tutti insieme, questi elementi apparentemente senza relazione compongono uno scenario a dir poco inquietante: aziende che entrano nelle scuole proponendo l’uso gratuito di strumenti che poi fuori, invece, si fanno ben pagare, e che si offrono di custodire e gestire (come?) informazioni istituzionali e personali di scuole, insegnanti, bambini e ragazzi, memorizzate in formati dalla reputazione migliorabile; istituzioni che di fatto stanno cambiando le leggi in modo che questo processo rientri perfettamente nella norma.

Si ha come l’impressione che istituzioni e imprese stiano facendo un passo ciascuno: le aziende, offrendo strumenti allo “stesso prezzo” (zero) delle soluzioni open source, di fatto rendono inutile la valutazione comparativa, che quindi, guarda caso, si è “diluita” nel nuovo CAD; le istituzioni, chiudendo un occhio sull’interoperabilità, di fatto lasciano campo libero all’uso dei formati di file imposti dalle soluzioni proprietarie. In direzione ostinata e contraria al resto dell’Europa a cui, evidentemente, ci preme appartenere solo quando ci conviene.

Marco Alici

Fonte: http://www.techeconomy.it/2016/02/15/prendilo-gratis-la-volta/

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grandefratello, microsoft, multinazionali, riflessioni, scuola, software

I buoni consigli e il cattivo esempio

25 gennaio 2016

happy childrens group in schoold have fun and learning leassos

Fine anno di grande fermento per tutte le scuole: il 15 gennaio 2016 è scaduto il termine per la presentazione del piano triennale dell’offerta formativa (PTOF). La legge di riforma del sistema scolastico (n.107/2015), entrata in vigore lo scorso luglio, lo descrive come “il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia”. Un documento importante, insomma. In realtà la legge stessa lo voleva pronto “entro il mese di ottobre” ma, appunto, data la sua importanza, il termine è stato saggiamente prorogato per dar modo a dirigenti scolastici e docenti di metterlo a punto nel migliore dei modi. D’altra parte, come espressamente richiesto al comma 5 dell’art.1, “ai fini della predisposizione del piano, il dirigente scolastico promuove i necessari rapporti con gli enti locali e con le diverse realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche operanti nel territorio; tiene altresì conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni dei genitori e, per le scuole secondarie di secondo grado, degli studenti”. Come si sarebbe potuto fare in tre mesi?

I buoni consigli

Tra le tante iniziative di supporto messe in campo, l’ANP (Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della ), sindacato dei dirigenti scolastici, fornisce sulle pagine del suo sito web un vero e proprio vademecum per la stesura del PTOF. Si tratta di materiale frutto di una serie di seminari tenuti nei mesi scorsi in giro per l’Italia: presentazioni (in realtà il link pare essere errato, puntando ad altro), linee guida che aiutano a selezionare i contenuti e addirittura un modello di PTOF parzialmente compilato che il dirigente può completare con i contenuti adeguati alle necessità della propria scuola. Sicuramente tanti buoni consigli che molti dirigenti potrebbero trovare utili per la stesura del PTOF per il loro istituto.

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Il cattivo esempio

Ma in quella pagina salta subito all’occhio una serie di pratiche che non sono di buon esempio per chi legge.

  1. L’uso improprio di nomi di prodotti software commerciali per indicare formati di file
    “Powerpoint” non è sinonimo di “presentazione multimediale”, ma è il nome di un programma commerciale – Microsoft PowerPoint, appunto – per realizzare presentazioni multimediali. Nativamente produce file in formato .pptx. Analogamente, “Word” non è sinonimo di “documento di testo”, ma è il nome commerciale di un programma – Microsoft Word, appunto – per la produzione di documenti di testo. Nativamente produce file in formato .docx. Entrambi fanno parte, insieme ad altri, del pacchetto di programmi Microsoft Office.
    L’uso improprio di questi termini è un pessimo biglietto da visita per chi lavora nel mondo della cultura in generale e dell’insegnamento in particolare: la proprietà di linguaggio è un valore da custodire e da tramandare. Inoltre induce a pensare che Microsoft PowerPoint sia l’unico strumento per fare presentazioni multimediali e Microsoft Word l’unico strumento per redigere documenti di testo, e quindi che la scuola debba necessariamente essere dotata di questi  – costosi – strumenti per poter creare quei file (falso), o anche solo per poterli aprire (falso) o comunque essere sicuri di visualizzarli in modo corretto (vero). Infine rappresenta una forma di pubblicità a prodotti commerciali, che sul sito di una associazione di dirigenti scolastici stona molto, esattamente come stonerebbe la pubblicità di una marca di penne biro, o di quaderni, o di carta igienica, o di crociere ai Caraibi.
  2. L’uso di formati proprietari per la condivisione di file.
    I file scaricabili nella pagina in questione sono stati realizzati – si era già capito – utilizzando Microsoft Office, e sono nel formato predefinito con cui Microsoft Office salva i file.
    Niente di male in questo, se non costringesse di fatto anche chi li dovesse leggere e li volesse visualizzare in maniera corretta a possedere una qualche licenza dello stesso programma. Perché il formato di Office, OOXML, sarà pure diventato rocambolescamente uno standard, ma implementare correttamente uno standard descritto in più di 5000 pagine di norma è un’impresa ardua (anche per gli estensori della norma, con risultati che possiamo immaginare), ben più che implementarne uno da “sole” 768 pagine quale è lo standard Open Document Format, usato da LibreOffice e da decine di altri software; niente di male se i file non fossero destinati a dirigenti scolastici o comunque al mondo della scuola, lasciando quindi erroneamente presupporre che MS Office faccia parte – o debba far parte – della dotazione di tutte le scuole.
    Lo sappiamo, e ne abbiamo già parlato altre volte: c’è molta confusione su questi temi, non solo nel mondo scolastico, figlia delle cattive consuetudini e della carenza di corretta informazione. Microsoft Office si è sempre usato, più o meno legalmente (a volte “meno”, anche all’insaputa degli utenti), nelle scuole e nelle case, tanto che i programmi sono divenuti sinonimi dei formati dei file. Ce lo siamo sempre trovato più o meno consapevolmente installato nei computer che usiamo, tanto da arrivare a pensare che non esistano, non possano esistere computer che ne siano privi, come i bambini di città che credono che i pomodori nascano nei supermercati o, peggio, come gli eroinomani che non possono immaginare una vita senza la “roba”.
    Ma oggi il mondo prova ad andare diversamente, non foss’altro che per l’esistenza in Italia di una legge che obbliga le Pubbliche Amministrazioni a scegliere sulla base di criteri ben precisi, primo fra tutti: la libertà.
    Se il mondo ci prova, dovremmo cercare tutti di assecondarlo. E la scuola dovrebbe sempre, per prima, dare il buon esempio, usando formati aperti (possibilmente i migliori, dato che esistono) e (ne esiste di ottima qualità) salvo fondate ragioni contrarie, delle quali in questo specifico caso… registriamo l’assenza.

Marco Alici

Fonte: http://www.techeconomy.it/2016/01/25/buoni-consigli-cattivo-esempio/

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riflessioni, scuola, software

Studenti organizzano incontro su software libero a Bologna

22 gennaio 2016

Questa mattina presso il liceo Fermi di Bologna sono in programma due incontri con i ragazzi su libertà digitale e opportunità del software libero. La richiesta è arrivata da uno studente, Francesco Ferretti, che ha contattato l’associazione su Facebook al fine di poter parlare nella sua scuola di temi che hanno a cuore.

“C’è un nutrito gruppo di studenti – afferma Francesco – che sono sostenitori del software libero e stanno progettando anche una stampante 3D, uno scanner 3D e un drone. Questa passione li ha portati a voler approfondire la conoscenza della realtà italiana dell’open source e per questa ragione hanno voluto organizzare un momento di formazione e incontro con LibreItalia”.

A parlare dei valori, del modello di business e degli sbocchi professionali legati al software libero saranno i soci volontari e fondatori di LibreItalia Giordano Alborghetti, Enio Gemmo e Italo Vignoli.

Con molta probabilità la scuola sottoscriverà anche un protocollo d’intesa con LibreItalia finalizzato a instaurare un rapporto di collaborazione e reciproco impegno nel supportare la diffusione del software libero tra studenti e insegnanti.

Sonia Montegiove

Fonte: http://www.libreitalia.it/studenti-organizzano-incontro-su-software-libero-a-bologna/

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hotnews, LibreOffice, scuola

Nuove tecnologie e software libero a scuola

20 dicembre 2015

Nell’ambito delle attività volte all’attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale, l’Istituto Comprensivo “Cestoni” di Montegiorgio (FM), che riunisce scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado di alcuni piccoli comuni dell’entroterra fermano, ha organizzato per giovedì 17 dicembre un incontro formativo rivolto agli insegnanti, dal titolo “CODING E PENSIERO COMPUTAZIONALE”.

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Davanti a una quarantina di insegnanti provenienti dalle varie scuole dell’istituto, Francesco Paolantoni, informatico, ha dato dimostrazione delle attività di coding interattivo per ragazzi proposte dal sito programmailfuturo.it e code.org. A seguire, Marco Alici, vicepresidente del FermoLUG e socio LibreItalia, ha proposto una riflessione dal titolo “Il valore educativo delle nuove tecnologie e del software libero”.

Nuove tecnologie

Partendo da semplici esempi concreti di tecnologie – nuove nel momento in cui sono apparse, come la stampa a caratteri mobili, la penna a sfera, ecc – di indubbio e assodato valore educativo, si è arrivati a mostrare le analoghe potenzialità del software libero come strumenti per aumentare la qualità e le possibilità della proposta formativa scolastica.

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fermolug, meeting, news, scuola

Corso on line gratuito formazione formatori LibreOffice con Didasca

18 dicembre 2015

A partire dal 12 gennaio LibreItalia, in collaborazione con Didasca, organizza un corso on line gratuito di Formazione Formatori LibreOffice  che consentirà di apprendere le nozioni utili a poter diventare formatori LibreOffice. Il corso è rivolto a persone che hanno una conoscenza base di LibreOffice, che abbiano una prima esperienza da formatori e che vogliano approfondire questi due aspetti.

Il percorso, che si articola in 12 lezioni di 90 minuti ciascuna ogni martedì e venerdì con inizio alle ore 16, affronta i seguenti argomenti: introduzione al Software Libero, Writer, Calc, Impress e nozioni di Formazione Formatori. Le lezioni saranno erogate online, in modalità interattiva, tramite l’Auditorium Didasca e oltre che in tempo reale, potranno essere seguite anche in un secondo momento visto che saranno registrate.

L’ iscrizione al percorso LibreOffice 5 è libera e gratuita e va effettuata compilando l’apposito modulo on line entro e non oltre il 9 gennaio 2016.

Questa la scheda completa del corso.

Sonia Montegiove

 

Fonte: http://www.libreitalia.it/corso-on-line-gratuito-formazione-formatori-libreoffice-con-didasca/

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hotnews, LibreOffice, openofficeorg, scuola, software

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